Morte delle librerie indipendenti, una libraia scrive a Il Messaggero.

10 ottobre, 2007

Chi vi scrive è una libraia che chiede l’attenzione dei mezzi di comunicazione su quanto di grave si sta verificando nel settore della diffusione editoriale. La mia è una denuncia che nasce dalla constatazione di quanto tutti i nostri politici e personaggi del mondo della cultura siano indifferenti a quanto sta accadendo.

Si tratta della “Morte delle librerie indipendenti”, intendendo con questo le librerie condotte, con fatica e pochissimi guadagni (ve l’assicuro), da una razza in estinzione. Ogni giorno, praticamente ne chiude una, mentre aprono e si diffondono a ritmo vertiginoso i Megastore dei libri… Qualche anno fa abbiamo visto con quanta facilità sono scomparsi dai nostri centri i negozi di cd e dischi, ora è la volta delle librerie. Ma il fenomeno è più grave.

I Megastore di libri funzionano come dei supermercati, propongono ai loro acquirenti merce all’ingrosso (1000 volumi di Ken Follett accanto a 1000 volumi di Wilburn Smith). E il resto? E tutta la produzione culturale, la saggistica, i libri di narrativa di autori meno di cassetta? Nulla, il deserto. Ciò che è ancora più grave è la previsione di questa evoluzione, purtroppo già in atto. Ricorrerò ad un esempio: io sono il buyer di una catena di megastore nazionale, l’editore X mi propone la prenotazione di un volume che ha intenzione di pubblicare; il mio assorbimento dovrebbe essere di circa la metà della tiratura, diciamo 100mila copie. Ma a me quel libro non piace, credo che non sia un libro che venderò facilmente e quindi rifiuto la proposta dell’editore X. A questo punto, se un altro megastore risponde lo stesso, l’editore X rimuncerà ovviamente a stampare il suo titolo.

E’ un esempio scritto in fretta, ma che purtroppo fotografa quello che è già cominciato a succedere. Vi rendete conto che in pochi anni (o mesi?) la nostra editoria finirà nel nulla? Che chi vorrà continuare a leggere dovrà rivolgersi al mercato estero? E va bene (con qualche “se”) per la narrativa, ma la saggistica? La storia? La mia email è un cortese richiamo alla vostra sensibilità: le librerie italiane – quelle indipendenti, non legate a gruppi commerciali di potere – stanno morendo! E subito dopo toccherà ai libri, ai libri veri, non a quelli costruiti dai marketing …

Fermatevi un attimo, per favore, e credetemi: stiamo finendo in un buco nero. Cosa fare? Inchieste, interviste, parlarne prima che sia troppo tardi, perché non è necessario ricordare Fahrenheit 451 di Bradbury e il rogo dei libri per immaginare quanto potrà accadere nel nostro futuro. Non voglio tediarvi con le frustrazioni e le mie delusioni, il raccapriccio di vedere cosa è diventato il mercato editoriale negli ultimi anni… Se qualcuno di voi è interessato potrò naturalmente dargli tutti i particolari e le cifre del caso…

Ogni giorno c’è un libraio che molla, che non rialza più la saracinesca, e nessuno – sottolineo nessuno – si chiede cosa significherà questo per il futuro culturale del nostro paese. Ho letto che nei giorni scorsi ha abbandonato la libreria Agorà di Torino, poche settimane fa ha chiuso la libreria creata dal Sig. Pecoriello a Roma, in via Marconi. Chi è Luciano Pecoriello? Colui che sempre a Roma aveva creato Tuttolibri di Via Appia e Mel di via Nazionale. Una persona sicuramente capace e a conoscenza del settore, eppure è stato raso a zero da una di queste famose catene librarie. E questo solo per fare due esempi tra i più recenti.

Nella mia piccola libreria di quartiere ho sempre cercato di ospitare, accanto agli editori “forti”, anche piccoli editori, e i miei clienti hanno sempre apprezzato questa scelta, questa offerta multiculturale. Ma la strada – senza nessun aiuto – diventa sempre più disagevole. Un esempio ancora? Se io acquisto il nuovo libro di Ken Follett, ne comprerò 50 forse addirittura 100 copie, e lo sconto che il distributore mi propone è quello classico, ovvero il minimo 30 %. Se il Megastore “Pippo” acquista lo stesso volume, diffondendolo in tutti i suoi centri commerciali, ne prenderà 5000 o 10000 copie e naturalmente lo sconto potrà arrivare al 50%.

Di conseguenza: il Megastore potrà offrirlo ai propri clienti con uno sconto del 15 o del 20 per cento, senza perdere un euro del proprio guadagno, anzi… Non entro nei particolari di cosa questo significhi, ma sono dispostissima a spiegarlo a chi desidera un approfondimento. Vorrei concludere questa mia email, stringendovi tutti in un abbraccio, perché credo che mai come oggi solo il giornalismo italiano possa salvare il destino della carta stampata, mai come oggi concetti quali la libertà di opinione e di informazione siano messi a rischio e non da un’idea politica/dittatoriale, ma purtroppo da una idea commerciale. E’ il business che sta uccidendo ora, dopo tante malefatte, anche la nostra libertà di leggere e di apprendere. Ringraziandovi, resto a vostra disposizione

Flaminia

 

Fonte Il Messaggero, 9 Ottobre

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8 Risposte to “Morte delle librerie indipendenti, una libraia scrive a Il Messaggero.”

  1. Luca De Santi Says:

    Ciao Flaminia,
    ti scrivo un po’ per farti sentire la mia vicinanza e un po’ per chiedere consiglio alla tua esperienza dal momento che sarebbe mio desiderio aprire una piccola libreria in quel di Lucca…che futuro?
    Grazie
    Luca


  2. Cara Flaminia,
    sono anch’io un libraio anche se il mio settore riguarda l’universitario e il professionale e non la varia. Quello che hai detto è perfettametne vero e nessuno fa niente.
    Con il libro si vive poco.
    Io ad esempio per uscire dalla stretta mi sono creato la mia casa editrice o meglio sono editore di me stesso cercando di aiutare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro.
    Non è la soluzione, ma quando le stesse case editrici fanno di tutto per raggiungere il “tuo cliente” così da metterti da parte non rimane l’inventiva e spesso non basta!

  3. Cinzia Says:

    Ciao Flaminia,
    ho letto adesso il tuo messaggio o meglio appello e devo dire che sono molto interessata, dato che vorrei aprire una libreria-cartotecnica nel mio piccolo paese di provincia.
    Sto facendo un pò di calcoli delle spese che dovrò affrontare e adesso che ho un bel pò di informazioni vorrei tanto sapere quanto posso aspettarmi di guadagnare e che futuro posso avere in questa mia nuova avventura.
    Se potessi inviarmi il tuo recapito email sarei felice di approfondire l’argomento.
    Grazie e a presto
    Cinzia


  4. Salve, volevo acquisire un’attività già avviata come libreria indipendete. Vorrei solo essere contattato da qualcuno in privato per poter capirci qualcosa di meglio e in più

  5. Valerio Says:

    Salve Flaminia,
    prima di tutto vorrei comunicarti la mia vicinanza. Il libraio indipendente è ormai una razza in estinzione. Io, nonostante tutto, vorrei aprire una libreria specializzata nel settore musicale (sai credo che andare controcorrente possa prima o poi pagare). A tal proposito ti volevo chiedere delle informazioni (in particolar modo inerenti i guadagni mensili necessari per gestire una libreria di circa 40 mq, con a disposizione circa 1500-2000 volumi).
    Grazie

  6. marta Says:

    Ciao Flaminia,
    a distanza di tre anni dal tuo commento direi arguto mi viene una curiosita’.
    gestisci ancora la tua libreria?

    Ciao
    Marta

  7. gaetano Says:

    ciao flaminia, sono nuovo in questo campo però vorrei chiederti dei consigli in questo campo.
    ti dispiacerebbe contattarmi sulla mia mail?

    in attesa di tue notizie
    saluti

    mail: margaeta@hotmail.it


  8. […] bibliodiversità e della “libertà di leggere”. Consiglio di buttare un occhio a una lettera scritta da una libraia nel 2007. Nel 2009 l’Associazione Librai redige un […]


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