La crisi dell’editoria parte dalla Francia

25 gennaio, 2007

fonte:Zeus News, http://www.zeusnews.it

Può sembrare incongruo come mai in Europa i paesi francofoni siano gli antesignani della battaglia tra la notizia stampata e quella telematica.

La risposta non è nel ben noto sciovinismo transalpino, né in una forma sottile di antiamericanismo; è invece nelle statistiche, che specialmente in Francia segnano il progredire della crisi dei quotidiani e di tutto l’indotto, a partire dalla pubblicità.

Le Parisien e Le Monde hanno più volte tagliato il personale, Le Figaro continua a perdere soldi nonostante l’impegno del gigante Dassault, mentre molti dipendenti di France Soir tempo addietro si erano volontariamente impegnati nella vendita porta a porta del quotidiano.

Complice forse la presenza capillare della telematica, assai più diffusa che altrove e comunque molto meno costosa, il degrado dei bilanci è stato sensibile: dalla fine degli anni ’70 ai giorni nostri si sono persi oltre 800mila lettori.

Il fatto non è neppure imputabile alle edizioni gratuite, poiché quotidiani marginali come La Croix e Aoujourd’hui en France hanno segnato un incremento della diffusione, mentre per esempio Libération subiva un calo racord del 10% in un anno.

Calano ovviamente anche gli introiti pubblicitari a vantaggio dell’audiovisivo e persino le edicole vanno scomparendo, essendo diminuite in 10 anni di circa cinquemila unità: nella capitale le cose non vanno meglio, nonostante la maggiore remuneratività dei punti di vendita; nel resto dell’Europa non di lingua francese la tendenza è al calo ma senza alcuna drammaticità.

E’ perciò comprensibile come in già nel 2005 Google si sia vista citare dall’Agence France-Press (Afp) davanti ai tribunali americani per l’abuso dei contenuti estratti del notiziario di aggregazione, strada del resto seguita anche da alcuni blog, anche di casa nostra.

Google si è difesa asserendo che i notiziari non sarebbero soggetti al diritto d’autore perché non “sufficientemente originali e creativi”, in quanto farebbero riferimento nudo e crudo ad un solo fatto o notizia per volta; Afp controbatte di essere fornitore notizie a pagamento e chiede un indennizzo multimilionario (circa 13 milioni di euro).

Con queste premesse, si comprende come un tribunale di Bruxelles abbia ordinato a Google di modificare il suo sistema di news e come Copipresse ne abbia ottenuto in settembre la cancellazione di tutte le pagine raggiungibili via web, proprio perché il portale funzionava non da semplice motore di ricerca ma da vero e proprio servizio d’informazione.

Com’è ovvio, le contestazioni non tralasciano l’utilizzo improprio dei feed Rss, in quanto rendono accessibile la notizia senza passare dalla home page dell’editore, il che avviene anche quando le notizie non sono più in linea o siano divenute accessibili solo a pagamento. A ruota e sulla stessa linea, sono seguite le contestazioni a Msn e a Yahoo.

La posizione degli editori francesi è oggi tuttavia più sfumata, avendo concluso con Google un accordo provvisorio secondo cui Google.fr non avrebbe istituito un servizio localizzato di news senza il preventivo benestare di Afp, né sono stati per altro impediti accordi privati come quello stipulato ad esempio da Les Echos. Tuttavia la strada della definizione è ancora lunga ed irta di ostacoli anche perché sembra puntare in più direzioni.

L’Associazione mondiale della stampa, che raggruppa gli editori di libri e rotocalchi oltre che di giornali, punta al recepimento di una normativa comune (e delle sentenze emesse in Belgio) in tutti i paesi dell’Unione Europea.

Nella causa ancora pendente negli Usa, il tribunale ha richiesto a Afp l’esibizione degli snapshot o comunque la documentazione relativa alle pagine contestate. Documentazione che pare non sia più raggiungibile, essendo stata nel frattempo distrutta o cancellata.

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