Incontro tra Armado Massarenti e Amartya Sen_Festivaletteratura di Mantova

6 dicembre, 2006

Riportiamo una trascrizione audio dell’incontro tra Armando Massarenti e Amartya Sen, avvenuto al Festivaletteratura di Mantova, edizione 2006.

Il primo libro che passò alle stampe, fu stampato nel 1868 in Cina ed era una traduzione dal sanscrito al cinese del testo “Paramita”. Nella prefazione lo stampatore, che stava compiendo un atto pionieristico, scrive:
Stampato con reverenza, in memoria dei miei genitori, per promuovere la libera e gratuita distribuzione pubblica nel mondo.
Si metteva a disposizione del mondo gratuitamente il pensiero perché fosse oggetto di discussione. E’ un suggerimento anche per il mio editore … Questa è la vera alta tradizione della democrazia, di cui sono orgoglioso e che dobbiamo asserire in ogni nostra azione
(tratto dalla trascrizione audio dell’incontro tra Armado Massarenti e Amartya Sen).

Amartya Sen
Che cosa c’è di sbagliato nella classificazione unidirezionale delle persone in civiltà? Beh, tanto per cominciare un fatto molto semplice: che di dimensioni non ne abbiamo moltissime altre. Ci sono dimensioni legate alla cultura, certo, ma ci sono anche dimensioni legate alla nostra attività economica, c’è chi è impeganto nell’impreditoria, chi nel commercio e altro ancora. Ci sono poi le nostre dimensioni politche, c’è chi è di sinistra e chi è di destra. E ancora: le distinzioni di genere, quelle tra uomo e onna. E ancora: le differenze di classe, ma potrei citarvene ancora.
Ma non solo. Anche all’interno della stessa cultura, la religione è stata l’unica cosa su cui questi classificatori si sono concentrati. Ma non è tutto qui. Le distinzioni che passano all’interno della cultura fra persone sono anche distinzioni di lingua, di letteratura. Ve ne sono di ogni sorta.

Parlavo un momento fa dell’importanza delle differenze relative alla lingua. Ebbene: uno dei grandi eventi della storia recente dell’Asia è l’emergere del bangladesh come Paese separato, distante, indipendente. Quell’evento non ha assolutamente ulla a che fare con il fattore religioso. Il Bangladesh si è separato per asserire, quindi per affermare, la propria differenza, la propria eredità linguistica. Il Bangladesh possiede una ricchissima tradizione letteraria, musicale, culturale della quale è molto orgoglioso. E quindi la sua volontà di differenziazione non prendeva affatto le mosse da fattori religiosi. Del resto il paese da cui si è separato, il Pakistan, è un paese che non solo condivide con il Bangladesh la medesima religione – l’Islam, ma anche la medesima corrente dell’Islam. Quindi come si vede queste differenziazioni sono davvero fallaci. Allora se uno pensa solo alle differenziazioni religiose, come fa a spiegare i grandi eventi del ventesimo secolo? la prima guerra mondiale è stata combattuta da popoli che erano tutti cristiani, appartnenti alla stessa civiltà occidentale. Quindi le questioni scottanti riguardavano piuttosto il patriottismo e il nazionalismo, come dire, la linea di frattura era piuttosto nazionale che non religiosa.
Lo stesso si può dire forse con qualche differenziazione per la seconda guerra mondiale: lì sono entrati in gioco anche i cinesi e i giapponesi, ma al centro di quel conflitto vi era una divisione essenzialmente di natura politica, cioè la lotta contro il fascismo, contro il nazismo.
Allora veramente in termine di civiltà e di scontro di civiltà, tutti questi eventi non si possono spiegare fino in fondo. E allora se non si riesce in base in base a queste teorie a spiegare i maggiori eventi del XX secolo, a maggior ragione – o meglio, a minor ragione – si possono spiegare con questa chiave gli eventi del XXI secolo.

Se posso permettermi un’osservazione integrativa a questo proposito, vorrei parlare un attimo del mio paese, l’India, di cui ho conservato la nazionalità. Ebbene l’India è un Paese democratico. Chi sono gli occupanti delle principali cariche in India, paese dove l’80% della popolazione è di religione induista? Il presidente della Repubblica è un musulmano, il primo ministro è un sich e la leader del partito al governo, sonia ghandi, è una cristiana di origini italiane.
Se dovessimo descrivere il mio paese in termini di civiltà, come vorrebbe Hamilton?, dovremmo quindi dire che il capo del parlamento del mio paese è un appartenente alla civiltà occidentale, il presidente appartiene alla civiltà islamica, il primo ministro appartiere alla civiltà sich. E’ una perfetta assurdità una definizione del genere. Questo è un solo paese, è l’India, è sempre lo stesso e nessuna delle principali cariche dello stato è occupata da un esponente della maggioranza religiosa, induista, di questo paese.
Ho detto tutto: ho detto cioè che non bastano le identità religiose a definire questo paese, che la divisione in base al criterio identitario di civiltà è fallace, che in fondo l’identità religiosa in India non può essere tanto forte. Il fatto che è successo è che nell’ultima campagna politica gli oppositori di Sonia Ghandi hanno molto battuta la gran cassa sulla sua appartenenza all’occidente cristiano, nel tentativo ovviamente di sconfiggerla. Ma questo tentativo non ha cambiato assolutamente nulla nell’esito elettorale. Che cosa ci dimostra questo? Che tanti analfabeti indiani sanno cose che nemmeno tanti intellettuali dell’occidente non hanno nemmeno incominciato a capire.

Armado Massarenti
Lei ci parla di un’India democratica, e laica, esempio di grande pluralismo religioso.
Ma quando un certo tipo di interpretazione dell’identà fa scattare il meccanismo della violenza?

Amartya Sen
La domanda è molto complessa. Io penso che se uno tenta di fomentare la violenza facendo appello e premendo e puntando tutto su soltanto una delle molte identità che ciascuna persona racchiude dentro di sé, in un contesto che è già un contesto di divisioni, quella è il modo migliore per scatenare la violenza più tremenda. E possiamo citare numerosi esempio della storia dell’umanità, anche della storia recente: ad esempio puntare tutto sulla divisione tra cattolici e protestanti in irlanda o sulla presunta differenza etnica tra Uti e Tutzi in Ruanda, ma anche – per tornare in India negli anni quaratnta – scontro violenti tra indù e musulmani avvennero per istigazione diretta di eprsone che volevano porre l’accento esclusivamente su una delle molte identità che convivevano nel paese, per fomentare vioelnze da poter poi utilizzare politicamente. Si pensi al caso del Ruanda dieci anni fa, i recluattori Utu hanno cominciato un agitazione violenta contro i Tuzi puntando tutto sull’identità degli UTU. Ma gli UTU sono africani tanto quanto i Tuzti e come esseri umani hanno senz’altro più cose in comune rispetto a quelle che li dividono. invece no: i reclutatori, i fomentatori della violenza, puntano solo su una delle molteplici identità.
Io sono certo delle buone intenzioni di Samuel Haltington quando cerca di dividere e di pensare a un mondo diviso in civiltà, però voglio additare ancora una volta il pericolo che si nasconde in questo modo di cercare di intrappolare ciascuno in una sola identità e contrapporla artificialmente alle altre. Questo è veramente il miglior modo per fare proseliti, reclutare volontari che fomentano le peggiori atrocità. E ancora una volta penso al reclutamento dei serbi per combattere combattere contro gli albanesi nella ex-yugoslavia, ma anche alle violenze contro i neri nel sud degli stati uniti, che sono stte generate, producendo un senso d’odio nei confronti degli americani con la pelle nera, degli americani di origine africana. E’ una cosa facilissima da sfruttare e lavora sul peggiore aspetto degli esseri umani: l’inclinazione a essere sospettosi, timorosi e ostili nei confronti dell’alro. La stessa tendenza cvhe oggi vediamo percorrere il mondo in forme più o meno violente, in maniera sempre più accentuata.


Armado Massarenti

Se questa è l’analisi, come fare a invertire questa tendenza?

Amartya Sen
Principalmente le posizioni che io ho preso riguardava la situazione del Regno Unito nello specifico. E lì la situazione è ovviamente molto particolare. So che esiste un problema analogo in Italia, ma vorrei parlare di quello che conosco direttamente. Nel corso del tempo il modo standar di fornire istruzione nel Regno Unito è stato quello di avere istituzioni statali. Molto spesso in passatao queste scuole sono state delle scuole confessionali, cioè delle scuole religiose, principalmente scuole cristiane. Questo, a mio modo di vedere, ha determinato una forte violenza. Penso ovviamente al caso dell’Irlanda del Nord, dove in vista dell’iscrizione alle scuole, i bambini fin dalla più tenere età venivano divisi in cattolici e protestanti. Uno si trovava a venire al mondo con un’identità o cattolica o protestante, addirittura predeterminata, pre-disposta per lui. E io sono certissimo che questo ha influito molto sulle violenze che hanno colpito l’Irlanda del Nord per decenni.

Recentemente qualcuno ha affermato laa necessità di sostenere una certa simmetria nell’istruzione pubblica. E allora dal momento che c’erano già tante scuole cristiane finanziate con i fondi dello stato, perché non creare delle scuole musulmane, con i fondi dello stato. Poi magari delle scuole indù, o sich, eccetera. Il Governo del regno Unito ha pensato che fosse un’ottima idea e ha detto: facciamolo. Trascurando i problemi che erano già stati generati dalla creazione delle scuole confessionali cristiane – come ho poc’anzi detto – ad esempio in Irlanda del Nord. C’è un problema ulteriore, secondo me, e che ciò nella scuole confessionali, in quelle che sono state già create e in quelle che si ha in mente di creare in futuro, è molto più difficile applicare gli standerd uniformi e riconosciuti sul piano pedagogico, nell’impartire agli alunni un’istruzione di base che sia comune a tutti. Questo è un problema molto grave. Allora oggi i bambini spesso vengono spediti – grazie ai finanziamenti statali – in scuole in cui si suppone che debbano compenetrarsi nella cultura della loro comunità. Questo vale per le scuole musulmane e varrà probabilmente per le future scuole indù o such che si voglione creare. Ebbena: questa a me pare una scelta estremamente problematica.

Io appartengo alla grande tradizione dell’economia classica che vede una condivisione di valori tra tutti i grandi pensatori, da Aristotele a Stweart Mill – di cui parlavo prima – a Ricardo e a altri. probabilmente condivido la necessità di ricercare un ampliamento della democrazia che vada la di là del fatto di andare alle urne e votare. Anche il caso dell’Irak ci mette in guardia sui pericoli delvoler esportare la democrazia come una merce. E’ vero però che nel contesto iracheno non esisteva la minima possibilità di avere una dibattito o una discussione pubblica. Cercare di promuovere il fatto che i cittadini non si rappresentano soltatnto attraverso i loro leader comunitari (e cioè sciiti con sciiti e sunniti con sunniti), beh, cercare di liberare tutto questo comunque non mi sembra affatto una cattiva idea.
Dunque lavorando e ampliando e rafforzando questa idea di democrazia, come il governo attraverso la pubblica discussione, credo che potremmo arrivare a eliminare l’idea di esportarla come se fosse una semplice merce, un semplice bene.

Il primo libro che fu stampato al mondo fu stampato nel 1868 in Cina ed era una traduzione del testo Paramita dal sanscrito al cinese. Nella prefazione lo stampatore, che stava compiendo un atto pionieristico, scrive:
“Stampato con reverenza, in memoria dei miei genitori, per promuovere la libera e gratuita distribuzione pubblica nel mondo”.
Si metteva a disposizione del mondo gratuitamente il pensiero perché fosse oggetto di discussione. E’ un suggerimento anche per il mio editore …
Questa è la vera alta tradizione della democrazia, di cui sono orgoglioso e che dobbiamo asserire in ogni nostra azione.

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2 Risposte to “Incontro tra Armado Massarenti e Amartya Sen_Festivaletteratura di Mantova”

  1. Riccardo Says:

    Samuel Huntington non Haltington.


  2. Grazie, è stata una disattenzione. 🙂


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